Il Carnevale di Mastro Peppino Brusco

Peppino Brusco

Tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni’60, con penuria di mezzi e tanta buona volontà,  l’eclettico e valido  falegname Giuseppe Brusco (nella foto a fianco), costruì i primi carri allegorici eGiuseppe Brusco organizzò le prime sfilate.
Qualche anno dopo la scomparsa dell’artigiano, Rocco Politano (Roky Balboa) tentò di far rivivere la manifestazione, ma i suoi generosi tentativi non ebbero l’effetto desiderato.
La sfilata, arricchita di manifestazioni collaterali, fu ripresa, più tardi, dal Comitato Carnevale “Giuseppe Brusco” e, per alcuni anni,la manifestazione divenne una delle più importanti della regione.
Purtroppo, per contrasti sorti fra il Comitato e l’Associazione dei “Carristi”, le ultime edizioni hanno poi segnato un netto declino rispetto al passato per l’inconciliabilità di posizioni delle parti. La ripresa è affidata ora alle nuove generazioni di carristi che di anno in anno si impegnano migliorando sempre di più la qualità dei propri carri.
 
Il bar Curcio, in Piazza Cappuccini, era per tutti quelli che abitavamo nei paraggi, e per tanti altri, un punto preferito di ritrovo e di riferimento. La partita a carte, il caffè, la birra o il gelato che si era soliti consumare, molte volte erano solamente pretesti per incontrarci e trascorrervi parte del tempo libero a discutere e socializzare.
Erano trascorse tutte le feste natalizie e di capodanno, la prossima era quella di carnevale e si argomentò sullo svolgimento di questa festa negli anni precedenti in bene e in male. Il signor Giuseppe Brusco, meglio conosciuto con il nome di “Mastro Peppe il falegname”, aveva un sogno nel cassetto e una idea fissa nel suo cuore: realizzare la costruzione dei carri allegorici.
In segreto, mi fece questa confidenza.
Me ne fece un’altra: aveva investito tutti i suoi averi nell’acquisto e costruzione del rustico di ciò che stava per essere la sua nuova fabbrica di mobili.
L’aveva già inaugurata con una magnifica festa alla quale aveva partecipato uno dei più potenti uomini politici della DC, al quale procurava in ogni competizione elettorale una quantità rilevante di voti e gli aveva promesso il suo aiuto per fargli avere un mutuo dallo Stato servendosi delle leggi vigenti
Promesse che furono disattese e servirono solamente a rendere più difficoltose le condizioni economiche di Mastro Peppe.
Tuttavia non demorse. Era un grande sognatore e mi assicurò che, in ogni modo, il giorno di carnevale, i carri allegorici avrebbero sfilato per le vie di Amantea.
Parlava con molto entusiasmo e il suo viso si illuminava di gioia, pregustando forse l’euforia della gente Amanteana da cui ne scaturiva la sua.
Pierino Policicchio, Sindaco di Amantea, era intimo amico di Mastro Peppe e gli suggerii di esporgli il suo progetto e chiedergli un contributo per la realizzazione dei carri.
Carnevale Amantea Brusco BNCi provammo tutti e due insieme.
Pierino addusse mille scuse e pretesti per eludere la nostra richiesta.
Politicamente io ero di matrice diversa, ma ci rispettavamo reciprocamente e, dietro le mie insistenze, riuscimmo a strappargli la promessa di un piccolo sostegno.
I fratelli  Alfano, Salvatore e Rocco, venuti a conoscenza del progetto ne furono entusiasti e anche loro si fecero contaminare dalla febbre della realizzazione e diedero una mano d’aiuto.
Furono progettati i seguenti carri: LA  NASCITA DI AMANTEA, GIULIETTA E ROMEO, BIANCA NEVE E I SETTE NANI, IL TRENO, LA GONDOLA.
Con i discepoli di Mastro Peppe: Ciccio Del Vecchio, Giuseppe Zampino, Rocco Salvadore, Giovanni Favorito, Franchino Porco (nelle ore libere della giornata ) e altri di cui non ricordo il nome, ci mettemmo all’opera e trasformarnmo la nuova falegnameria in un cantiere artistico.
L’inverno fu alquanto rigido e per riscaldarci usammo dei fusti vuoti che collocammo nei punti nevralgici, li riempimmo di trucioli e di segatura e li lasciammo bruciare per riscaldarci. Si lavorava con entusiasmo, ma si presentavano tante difficoltà.
Mancava il materiale necessario per continuare il lavoro: chiodi, colla e legname. Serpeggiava l’aria di resa, ma, improvvisamente, il necessario sbucava fuori come per magia.
Allora non si navigava nell’opulenza e non si avevano tutte le opportunità che si hanno ora.
I carri si dovevano animare con i personaggi adeguati e non tutte le ragazze erano disposte a impersonare Giulietta o Biancaneve e poi questi personaggi dovevano rispettare i canoni necessari.
Un altro problema abbastanza serio fu quello di come e con quali mezzi trasportare i carri per le vie della città. Salvatore e Rocco Alfano, Don Ciccio Majone e la fattoria Longo di Savuto Marina, risolsero il problema.Mastro Peppe tenacemente vinse la sua battaglia.
I giorni di Carnevale di quell’anno storico, furono giorni di festa e di allegria,non solo, ma rappresentarono anche Una Ventata Di Risveglio e di Rinnovamento Amanteano.

Rocco Giardina

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