I riti della Settimana Santa

Minicongregati - Venerdì Santo Amantea

Tratto dal libro LA SETTIMANA SANTA AD AMANTEA (ed. Angeligrafica-Amantea)

per gentile concessione di Vincenzo Segreti

Fra i riti tradizionali della Settimana Santa in Calabria, quelli di Amantea sono degni di menzione per gli interessanti riferimenti storici, religiosi e per le complesse valenze socioantropologiche che comportano.

Domenica delle Palme - CappucciniLa Domenica delle Palme rievoca il festoso ingresso di Gesù a Gerusalemme per celebrare la pasqua ebraica. E’ un giorno di gioia per i bambini del centro urbano, che, accompagnati dalle mamme, portano in chiesa per la benedizione palme di dattero, variamente intrecciate e ricoperte di dolciumi, di uova pasquali di cioccolato e dei tipici “genetti”, gustose ciambelle all’uovo con lo zucchero fuso. Altrettanta letizia per i figli dei contadini, che, invece, ostentano nelle chiese di campagna, in armona ia con la propria estrazione sociale, rami di ulivo, dai quali pendono fichi secchi, pani di grano, salami e vari prodotti della terra. Meno consumistica e più omogeneè l’usanza degli adulti, che, da tempo immemore, utilizzano, come segno di pace, d’augurio e di prosperità, ramoscelli di ulivo e di alloro benedetti (il lauro serve anche per preparare pozioni medicamentose) sia scambiandoselì al termine della funzione religiosa, che sistemandoli, poi, all’interno delle abitazioni a protezione delle rispettive famiglie.Sepolcro Croce

Con la processione del SS. Sacramento, che, nella chiesa Matrice, il Martedì Santo, apre, per iniziativa della Congregazione del Sacro Cuore, l’adorazione delle “Quarantore Papali”, in ricordo del tempo trascorso da Cristo nel sepolcro (le altre parrocchie celebrano il rito nei giorni successivi), si entra nel caratteristico clima di devo­zione e penitenza della Settimana Santa. Proprio la suddetta confraternita, istituita nel 1895, per tutte le classi sociali e da trenta religiosi” al fine di procurare devozione verso il Sacro Cuore dì Gesù, d’intervenìre alle funzioni ecclesiastiche arcipretali e di provvedere alle esequie degli iscritti”, in quell’anno, indossando i confratelli la tonaca bianca e la mantellina rossa, segno dell’amore divino, fece la prima uscita ufficíale dall’antica chiesetta dei Cavallo Marìncola Madonna delle Grazie per recarsì nella chiesa Matrice (d’allora sede dell’associazione) e solennizzare il rito, concesso dal pontefice Leone XIII.

Benedizione pane - Giovedì SantoPercorrendo le vie del centro storico, fra la commossa partecipazione dei fedeli, la cerimonia, nel suo aspetto scenografico, rivela influenze ispano-orientali, importate dai Gesuiti, che nella società amanteana lasciarono una traccia profonda della loro opera. Non bisogna dìmentìcare, infatti, che i padri avevano edificato, nel XVII sec., per lascito dell’amanteano Fulvio Verdiano, illustre medico della Compagnia di Gesù ìn Napolì, un collegìo (del vecchio fabbricato è funzionante la sola chiesa, che, in un secondo momento, venne dedicata a Sant’Elia profeta), centro di severi studi teologici, di dottrina cattolica e di diffusione della fede fino al 1767, anno in cui, dopo alterne vicende, l’istituzione fu soppressa per regio decreto. Ad accogliere degnamente il sacro corteo sono le donne anziane, alle quali sono demandate la conservazione e la trasmissione delle tradizioni popolari. Esse addobbano i balconi con variopinti damaschi, adornano gli altarini di fiori e di colonnine, bruciano nei bracieri gemme di odoroso incenso, testimoniando in maniera appariscente e pomposa, l’omaggio e la fede verso l’Onnipotente.

Un caratteristico rituale, ora abolito, erano le “profezie”, che, la sera di mercoledì, nelle chiese riproponevano le lamentazioni del profeta Geremia sulla distruzione di Gerusalemme ad opera di Nabucodonosor, re di Babilonia. La lettura delle cinque dolorose elegie aveva un singolare epilogo, cha anticipava la morte di Gesù: le luci si spegnevano per simulare la temporanea vittoria del male sul bene; mentre i fedeli producevano un gran rumore, percuotendo i banchi di legno o battendo le mani per dare un’idea del terremoto, che sconvolse la terra, quando il Signore spirò sulla croce.

La funzione dell’Ultima Cena, che si svolge, la sera del Giovedì, nella chiesa Madre, evoca con originalità il racconto evangelico, soprattutto, quando il sacerdote, distribuisce i pani, lava, in segno di umiltà, i piedi agli “apostoli”, che, per l’occasione, sono veramente rappresentati da dodici pescatori, confratelli della congregazione dei marinai, intitolata alla Beata Vergine del Rosario. Una volta la loro identificazione nel ruolo era più convincente, essendo prescelti in base a criteri di rassomiglianza fisica e psicologica con le immagini dei discepoli del Nazareno, per come tramandata dall’iconografia tradizionale.Lavanda dei piedi - Giovedì Santo

Nella stessa serata, a tarda ora, i devoti visitano i Sepolcri, che, nelle chiese, vengono allestiti davanti agli altari con fiori, nastri colorati, recipienti, colmi di steli di cereali, che precedentemente le donne hanno fatto germinare, nel buio, in rustici cassettoni. In questa circostanza un’atmosfera di silenzio e di preghiera regna nelle chiese.

Fino alla prima metà del ‘900, era di prammatica, secondo un costume di derivazione ispano-napoletana, che i ceti aristocratici ed altoborghesi indossassero eleganti abiti neri da cerimonia. Le dame, in particolare, vengono ricordate dal popolino per le ricche vesti di seta nera, che. per il movimento del corpo, producevano, durante il rito ed il trasferimento da una chiesa all’altra, un caratteristico rumore (“u strusciu”). A mezzanotte di Sabato, quando le campane annunzieranno la Resurrezione, giovani contadini porteranno i piatti benedetti nei campi per renderli feraci.

Il rituale dei Sepolcri è un eloquente segno di sincretismo pagano-cristiano, che rappresenta la temporanea sospensione del ciclo vegetale e del tempo profano in coincidenza con la passione e la morte di Gesù e fino alla sua resurrezione. Anche nei culti precristiani dell’area mediterranea le divinità morivano e rinascevano, coinvolgendo nelle alterne vicende del bene e del male il mondo vegetale. Questi miti pagani, che la cultura contadina ha ricevuto in eredità da generazione in generazione, rivivono nelle sacre tradizioni della Pasqua, nella quale la figura di Cristo presenta analogie con le preesistenti deità agricole. Per esemplificare, al suo calvario e alla sua morte corrispondono la sofferenza e la morte della natura, alla sua resurrezione la fertilità e il tripudio della natura stessa. Al Cristo trionfante, simbolicamente, le classi subalterne, da secoli oppresse dalla miseria e dai soprusi, affidano il proprio riscatto o quanto meno l’esigenza di un’esistenza protetta, che, senza l’aiuto divino, è esposta a rischi di un avvenire tetro e senza speranza.

Sepolcri - Giovedì SantoE’ l’alba del Venerdì Santo, intorno alla Matrice, sita nel quartiere alto della città, fervono i preparativi per l’antica e suggestiva processione delle “Varette” (il termine “varetta”, come si legge nel Vocabolario del dialetto calabrese compilato da L. Accattatis, Cosenza, 1895, voLI, p.801, ad vocem, significa “barella, piedistallo su cui poggiano le statue dei santi esposte o in processione”; ma, in questo caso, diventa un traslato, che indica proprio i protagonisti della passione e morte di Gesù). Il corteo che, da secoli, la confraternita del SS. Rosario organizza e guida per i quartieri urbani, parte puntualmente alle ore nove dal Duomo, dove le statue più importanti, per tutto l’anno, sono esposte al culto dei fedeli (le altre sono custodite in vicini locali), e si snoda per le strade principali, raccogliendo una strabocchevole folla, valutabile mediamente intorno alle cinquemila persone. I partecipanti sono Amanteani, che sospendono ogni attività lavorativa, concittadini, residenti all’estero o in altre regioni italiane, i quali, per l’occasione, ritornano in patria, turisti alla scoperta della cultura e del paesaggio calabresi. Tutti sono attratti dai valori spirituali, umani e spettacolari della sacra manifestazione, che si conclude, dopo quasi quattro ore, con il rientro delle “Varette” in chiesa.

Le artistiche statue, per la maggior parte, modellate in cartapesta, agli inizi del ‘900, dalla ditta G. Malecore di Lecce, su commissione dei fratelli Vincenzo e Giuseppe Suriano, detti “I Carusielli”, per sostituire quelle consunte dal tempo, raffigurano le scene principali della “Via Crucis”, secondo il seguente ordine:

1) Gesù nell’orto degli ulivi, confortato da un angelo;
2) Gesù in casa di Pilato davanti ai pretori, trascinato da un giudeo e da un soldato romano;

3) Pilato addita al ludibrio della folla tumultuante Cristo flagellato e legato (“l’Ecce Homo”);
4) Gesù sotto la croce, aiutato dal Cirineo;
5) La Veronica asciuga il volto di Gesù, bagnato di sangue (l’immagine fu acquistata, in un secondo momento, per completare le stazioni);
6) San Giovanni ‘Evangelista, il discepolo prediletto di Gesù;
7) Gesù in croce;
8) Gesù morto;
9) L’Addolorata alla ricerca del Figlio.Minicongregati - Venerdì Santo Amantea

I”Santarielli” (così si definiscono in gergo i personaggi dei “Misteri”) procedono a distanza di quaranta metri l’uno dall’altro, portati a spalla dai fedeli e preceduti dai confratelli in saio bianco e mantellina nera (“a muzzetta”) con la corona di spine sul capo, in segno di maggiore contrizione, e dal clero, che indossa i paramenti rossi, simboli del martirio; mentre ogni categoria sociale segue la propria statua, secondo le fasce d’età, il sesso e le professioni.

 

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